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La mastoplastica additiva è un intervento che produce un aumento del volume delle mammelle.
Questo si ottiene mediante l'introduzione di protesi mammarie.
Candidate per tale operazione sono donne le cui mammelle sono
sproporzionatamente piccole o che abbiano perso consistenza o siano
pendule a seguito di ripetuti allattamenti, oppure che abbiano forma e
volume indesiderati o che siano asimmetriche. In quei casi in cui le
mammelle siano molto pendule, può essere necessario un intervento di
mastopessi in aggiunta o in sostituzione della mastoplastica additiva.
| ANESTESIA: locale + sedazione / generale |
DURATA INTEREVENTO: 1.3 - 2 ore |
DEGENZA: 1 giorno / day surgery |
RITORNO AL SOCIALE: 2 settimane |
L'intervento può essere eseguito in anestesia generale o in anestesia locale con sedazione profonda in clinica.
L'intervento non è lungo. L'intervento
di mastoplastica additiva normalmente dura 1h30 ma a seconda delle
difficoltà della tecnica può avere un tempo ridotto o aumentato di 30
minuti circa.
La misura della protesi verrà discussa con il chirurgo all'incontro che precederà l'operazione.
In tale sede saranno quindi considerati attentamente fattori quali le
dimensioni della mammella, del torace e la costituzione generale, nonché
le preferenze personali.
Tecnica
La
tecnica di elezione che utilizziamo nella maggioranza dei casi è la
tecnica dual-plane che consiste nell'inserimento della protesi sotto al
muscolo pettorale, a asua volta separato dalla ghiandola mammaria. L'
incisione cutanea di accesso di 4.5 cm migliore è quella periareolare,
ma non può essere effettuata se l'areola è di dimensioni troppo piccole
per poter consentire l'accesso della protesi, in tal caso la cicatrice
casca a livello del solco sottomammario.
Le cicatrici per
definizione sono visibili ma il nostro obiettivo deve essere quello di
realizzarle nel miglior modo e nella sede migliore per far si che
diventino il meno evidente possibile. La sede migliore di una cicatrice
da mastoplastica additiva è quella periareolare inferiore, cioè nella
metà ineritriore dell'areola nel punto in cui la cute più scura si
collega a quella più chiara. Questo perchè in questa sede la ciatrice è
di migliore qualità rispetto al solco sottomammario, e perchè sono al
centro del campo operatorio con un grosso vantaggio per l'operatore. Le
cicatrici dopo 3-4 mesi possono già essere di ottima qualità ma come
tutte le cicatrici cutanee dopo un anno giungono a stabilità.
Nei
casi di mammelle con un buon parenchima ghiandolare e con associata
ptosi si può utilizzare la tecnica sottoghiandolare che permette di
sollevare maggiormente la mammella. In questo caso la nostra scelta è
quella di utilizzare sempre la protesi rivestita di poliuretano per
minimizzare il rischio di capsula di contrazione.
Il vantaggio della
tecnica dual-plane consiste nel minimizzare il rischio di capsula di
contrazione al massimo e di formazione del fenomeno di rippling ( onde
) che si potrebbe creare nel polo superiore della mammella con protesi
sottoghiandolari.
Materiale protesico
Le
protesi che utilizziamo sono ripiene di gel di silicone coesivo. Questo
per il fatto che non è liquido ma è di consistenza morbida e non cola e
non modifica la sua forma. Le protesi si distinguono in due grandi
categorie, rotonde e anatomiche e possono
avere proiezione diversa, bassa, media e alta. La nostra scelta sarà
sempre quella di utilizzare una protesi con superfice testurizzata
(superfice ruvida) o rivestita di poliuretano e utilizziamo sempre il
poliuretano con la tecnica sottoghiandolare. Utilizziamo prevalentemente
le protesi testurizzate al silicone con la tecnica sottomuscolare.
La durata della protesi non è prevedibile, e
non è necessario come sostengono alcuni che le protesi vadano
sostituite dopo 10 anni, ma le ditte produttrici principali rilasciano
la garanzia.
Nella mastoplastica additiva si possono utilizzare
differenti tipi di protesi. Ciò che è fondamentale è che il chirurgo
abbia conoscenza di tutti i tipi di protesi e che sappia perciò proporre
ed utilizzare la migliore per ciascun caso differente. In poche parole
non esite una protesi valida per tutte le stagioni. Il chirurgo che
impianta sempre e solo quel tipo di protesi non ha una chiara visione
dell'intervento. In base alla situazione pre-operatoria di ciascuna
paziente si deve stabilire ciò che è possibile realizzare con un
intervento e contemporaneamente recepire le esigenze del paziente che
potrà esprimersi sulla taglia e sul tipo di forma desiderato. In base a
tutto ciò si decide che tipo di protesi e che volume utilizzare e che
tecnica utilizzare. Le protesi mammarie utilizzate possono perciò essere
rotonde o anatomiche, a basso, medio o alto profilo, tutte riempite di
gel coesivo di silicone, di superficie testurizzata, cioè rugosa,
oppure rivestite di poliuretano. Queste ultime sono quanto di più sicuro
nei confronti della rara complicanza di capsula di contrazione.
Come preparazione all'intervento sono assolutamente necessari un esame
clinico, alcuni esami di laboratorio, un elettrocardiogramma e, in base
al giudizio del chirurgo, una ecografia mammaria.
Bisogna evitare di prendere aspirina per 2 settimane prima e 2 settimane dopo l'intervento. L'aspirina riduce la capacità di coagulazione del sangue e può produrre complicazioni.
Alle
pazienti in trattamento con contraccettivi orali si consiglia di
interrompere l'assunzione di tali farmaci un mese prima dell'intervento.
Per un buon esito dell'intervento è consigliabile l'utilizzo nel
post-operatorio di drenaggi che servono soprattutto ad eliminare la
raccolta siero-ematica all'interno della tasca in cui viene posizionata
le protesi mammaria. Per questo motivo nella maggioranza dei casi di
mastoplastica additiva il paziente avrà un drenaggio per uno o due
giorni e questo indipendentemente dal fatto che la degenza sia in
clinica o a casa dopo la dimissione. In tutti i casi il paziente
eseguirà una copertura antibiotica anche a domicilio e la prima
medicazione si effettuerà per rimuovere i drenaggi. Il chirurgo quindi
in accordo con l'anestesista prolungherà la degenza solo in caso di
complicanza come febbre o ematoma.
Percorso visite di controllo
La
prima visita di controllo dipenderà dai drenaggi. In genere si
rimuovono i drenaggi quando sono siero-ematici e sotto i 50 cc nelle 24
ore.
Dopo 7 giorni vengono controllate le ferite chirurgiche e si
effettua la prima visita di controllo, essendo le suture riassorbibili
non sarà necessario rimuovere i punti.
Dopo 30 giorni, 90 giorni e a sei mesi il chirurgo operatore controllerà la paziente presso l' ambulatorio medico.
Durante la prima settimana si dovrà limitare i sollevamenti e le spinte
con le braccia per non sforzare il muscolo pettorale, si dovrà indossare
il reggiseno costantemente e non bagnare la sede della cicatrice. La
paziente non dovrà dormire a pancia in giù per circa 10 giorni. La
doccia potrà essere effettuata dopo la rimozione dei punti al settimo
giorno.
Il dolore post-operatorio viene controllato con i normali
farmaci antidolorifici e normalmente le pazienti stesse riferiscono una
sensazione di fastidio e non di dolore solo se compiono movimenti
azzardati con gli arti superiori.
Inizialmente la mammella apparirà leggermente più alta del normale. Questo in particolare quando l'impianto è sistemato al di sotto del muscolo pettorale. Nel giro di 2-3 mesi l'impianto scenderà in una posizione più naturale.
Sanguinamento. Il sanguinamento è davvero raro, ma può
verificarsi solitamente entro le prime 24 ore; in tal caso sarà
necessario un ritorno in sala operatoria per rimuovere la protesi,
fermare il sanguinamento, reinserire la protesi e richiudere la ferita.
In ogni caso, se opportunamente trattato, un episodio di sanguinamento
non causa altri inconvenienti.
Infezioni. Sono estremamente rare ma. se presenti, può essere necessario rimuovere l'impianto ed attendere alcune settimane o mesi.
Perdita di sensibilità del capezzolo. Anche essa è insolita, ma può essere causata dall'operazione e può, in rarissimi casi, essere permanente.
Indurimento.
L'organismo reagisce nei confronti della protesi come con qualsiasi
altro corpo estraneo, dando luogo alla formazione di una capsula fibrosa
che con il tempo può tendere a costringere la protesi e darle una
consistenza maggiore. Questa è la più comune complicanza a distanza
della mastoplastica additiva anche se tale evenienza si è notevolmente ridotta con l'uso delle protesi a superficie rugosa o rivestite di poliuretano.
Un'ulteriore riduzione di frequenza della contrazione capsulare può
essere ottenuta ponendo la protesi al di sotto del muscolo pettorale ma
anche in questo caso essa può presentarsi dopo mesi o anni.
Raramente
questo problema richiede un intervento chirurgico, ma comunque, ai
primi segni di variazione di consistenza, è opportuno consultare il
chirurgo in modo da poter provvedere rapidamente con manovre esterne a
farsì che la mammella riacquisti la sua naturale morbidezza. Nei casi in
cui l'impianto sarà sistemato al di sotto del muscolo pettorale, i
primi giorni potrebbe presentarsi una sensazione di fastidio alla
superficie anteriore del torace. Questa scomparirà molto rapidamente e
alla fine della prima settimana la presenza della protesi non sarà più
notata dalla paziente.
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